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The sidereal messenger of Galileo Galilei · Galileo Galilei

_A CONTINUATION OF GALILEO’S SIDEREAL MESSENGER._

Il principal fondamento del mio discorso è nell’ osservare io molto evidentemente con gli occhiali che quei Pianeti di mano in mano, che si trovano più vicini a noi, o al Sole, ricevono maggiore splendore, e più illustremente ce lo riverberano; e perciò Marte perigeo, e a noi vicinissimo si vede assai più splendido, che Giove; benchè a quello di mole assai inferiore; e difficilmente se gli può coll’ occhiale levare quella irradiazione, che impedisce il vedere il suo disco terminato, e rotondo; il che in Giove non accade, vedendosi esquisitamente circolare. Saturno poi per la sua gran lontananza si vede esattamente terminato, sì la Stella maggiore di mezzo, come le due piccole laterali; ed appare il suo lume languido, ed abbacinato e senza niuna irradiazione, che impedisca il distinguere i suoi tre piccoli globi terminatissimi. Ora poichè apertamente veggiamo, che il Sole molto splendidamente illustra Marte vicino, e che molto più languido è il lume di Giove (sebbene senza lo strumento appare assai chiaro, il che accade per la grandezza, e candore della Stella) languidissimo, e fosco quello di Saturno, come molto più lontano, quali doveriano apparirci le Stelle fisse lontane indicibilmente più di Saturno, quando il lume loro derivasse dal Sole? Certamente debolissime, torbide e smorte.

Ma tutto l’opposito si vede, perocchè se rimireremo per esempio il Cane, incontreremo un fulgore vivissimo, che quasi ci toglie la vista, con una vibrazione di raggi tanto fiera, e possente, che in comparazione di quello rimangono i Pianeti, e dico Giove e Venere stessa, come un impurissimo vetro appresso un limpidissimo e finissimo diamante. E benchè il disco di esso Cane apparisca non maggiore della cinquantesima parte di quello di Giove, tuttavia la sua irradiazione è grande, e fiera in modo, che l’istesso globo tra i proprii crini s’implica, e quasi si perde, e con qualche difficoltà si distingue; dove che Giove (e molto più Saturno) si vedono e terminati, e di una luce languida, e per così dire quieta. E per tanto io stimo, che bene filosoferemo, referendo la causa della scintillazione delle Stelle fisse, al vibrare, che elle fanno dello splendore proprio e nativo dall’intima loro sustanza; dove che nella superficie de’ Pianeti termina più presto, e si finisce l’illuminazione, che dal Sole deriva, e si parte. Se io sentirò qualche particolare questione ricevuta dal medesimo Sig.

Ideas discussed in this chapter

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